Il protagonista
Il commissario
Ennio Vegani
Un poliziotto che crede nei fatti e diffida delle coincidenze, ma che di notte fa sogni che non sa spiegare. Un uomo solo che ha costruito, attorno a sé, quasi una famiglia.
Scheda personale
Come lo conosciamo nei cinque romanzi.
| Grado | Commissario, sezione omicidi della Questura di Bergamo |
| Età | Nato il 5 gennaio; ha quarant’anni quando lo incontriamo in Rebo |
| Origini | Bergamasco, figlio di un avvocato penalista; la famiglia viene dal Canton Ticino, da dove il nonno si trasferì per lavoro |
| Studi | Laurea in criminologia |
| Casa | Via Corridoni, in città bassa: libri, vinili e un frigorifero quasi sempre vuoto |
| Segni particolari | La giacca di pelle nera «da poliziotto anni 90»; va in questura a piedi, perché camminando ragiona meglio |
| Abitudini | Il caffè al bar Lo Sbirro, davanti alla questura; le cene dall’amico Nico; un bicchiere di Lugana; l’Atalanta |
L’uomo
Vegani è diventato poliziotto per scelta, e senza scorciatoie: ha rifiutato ogni raccomandazione, convinto che un bravo poliziotto debba «camminare con la schiena dritta». È ironico, a volte pungente, poco incline alle smancerie; lavora troppo, dorme poco e non sa cucinare.
Dietro l’ironia c’è un uomo che sente il peso di ciò che vede. Si arrabbia di fronte all’egoismo e all’ipocrisia, si affeziona alle persone, a volte sbaglia: è geloso, insicuro, testardo. Non è un eroe infallibile, è un uomo che fa il suo lavoro meglio che può.
Il metodo
Parte sempre dalla vittima e dai dettagli che non tornano. Non crede alle coincidenze, ascolta anche i pettegolezzi, vuole vedere i luoghi con i propri occhi. In ufficio le indagini prendono forma su un grande tabellone, attorno al quale la squadra discute ogni sera.
Quando una pista è giusta lo avverte con un brivido lungo la schiena. Negli interrogatori alterna gentilezza e durezza, silenzi e bluff. Le regole a volte le piega, ma non si lascia mai comprare.
I sogni
È il suo tratto più singolare. Vegani fa sogni e incubi che anticipano ciò che accadrà: immagini, simboli, frasi che al risveglio non sa spiegare e che poi ritrova, puntuali, nelle indagini.
All’inizio, uomo razionale com’è, li vive come un peso e ne ride; libro dopo libro impara ad ascoltarli, pur senza credervi ciecamente. Anche i suoi collaboratori si chiedono se sia «un dono o una maledizione».
Un investigatore che deve difendere la giustizia e, quasi sempre, anche le persone che ama.
Renata
Accanto a lui c’è Renata Destrieri, che lavora all’Accademia Carrara e vive in Città Alta. Indipendente, colta, è lei a portarlo a teatro, al Donizetti, e a fargli scoprire la musica classica: Vivaldi, Bach, Pergolesi. La loro è una storia vera, con slanci, gelosie e momenti difficili, che cresce di romanzo in romanzo.
La squadra
Vegani non indaga mai da solo. Con i suoi si danno del tu, e lui si comporta più da fratello maggiore che da capo:
- Paolo Locatelli, ispettore capo e suo braccio destro;
- Mario Pagnoncelli e Serena Rota, che crescono e fanno carriera insieme a lui;
- la PM Vincenza Della Noce e il questore Jacopo Betti;
- il medico legale, il dottor Insano, burbero quanto il suo nome, e Gennaro De Luca della Scientifica;
- Amilcare Castagna, vicecommissario a Roma e amico di vecchia data;
- Nico, l’amico cuoco: ogni caso chiuso si festeggia alla sua tavola.
La sua Bergamo
Le indagini si muovono in luoghi veri: Piazza Vecchia e la fontana Contarini, il Campanone, i vicoli di Città Alta, il Teatro Donizetti, l’Accademia Carrara, lo stadio, le valli e la pianura. Chi conosce Bergamo la riconoscerà a ogni pagina; chi non la conosce avrà voglia di visitarla. E quando serve, Vegani parte: fino alla Sicilia del Segreto di Monreale.
Ritratto
Da vicino
Dieci particolari che i lettori della serie riconoscono subito.
Il ragazzo con la Stratocaster
Da ragazzo voleva fare il musicista. Con una Fender Stratocaster e tre amici suonava nella cantina del padre i pezzi di Nirvana, R.E.M. e Oasis. Poi un lutto, in quegli anni, gli ha fatto scegliere un’altra strada: la polizia.
Dal rock al barocco
È Renata a portarlo per la prima volta a un concerto classico, al Teatro Donizetti. Da allora a casa gira sul giradischi il suo disco del cuore, La Stravaganza di Vivaldi diretta da Neville Marriner, un regalo di lei. «La musica dal vivo ti dà sensazioni diverse, magiche».
Il caffè, tassativamente amaro
Lo beve di continuo: con la moka a casa, in piedi, oppure allo Sbirro, il bar dei poliziotti davanti alla questura. Quello del distributore no: «una ciofeca». A pranzo, il solito sandwich prosciutto e fontina.
In cucina, un disastro dichiarato
Il frigorifero è quasi sempre vuoto e lui lo ammette con ironia: «io cucino solo uova… ma almeno le servo con stile». Per fortuna c’è Nico, e ogni indagine si chiude, per tradizione, «con le gambe sotto il tavolo».
Come san Tommaso
Vuole vedere tutto con i propri occhi, anche quando i verbali ci sono già: «io sono come san Tommaso». In tasca tiene sempre una bustina di plastica, per raccogliere un indizio se capita.
Il tabellone
In ufficio le indagini vivono su un grande tabellone con foto, nomi e frecce, aggiornato ogni sera con la squadra. Ci si affeziona. Ma le informazioni più delicate, lì, non le scrive mai.
Soldi, vendetta o gelosia
È la sua teoria sui moventi, e raramente sbaglia. Con i testimoni più fragili non incalza: lascia «spazio, tempo e silenzi», perché, dice, «la gente parla quando capisce che non è sola».
Il silenzio delle montagne
Quando può, cammina: per ragionare, in città, e per staccare, in montagna, fino ai ghiacciai della Valle d’Aosta o ai laghi delle Orobie. Lassù, dice, «si sente tutto quello che di solito ignoriamo».
Dettagli da commissario
Esclama spesso «Caspita!». Con la tecnologia non va d’accordo: con lo smartwatch «non ho buon feeling». Con Renata arriva quasi sempre in ritardo, e lei lo chiama, affettuosamente, «sbirro».
Alla faccia del protocollo
Con la sua squadra ha deciso di darsi del tu, «alla faccia del codice etico comportamentale». E da tifoso dell’Atalanta guarda le partite della Nazionale insieme al questore, che tifa Fiorentina.
Che cosa aspettarsi
da un romanzo del commissario Vegani
Un’indagine vera
Il lavoro di squadra, i sopralluoghi, gli interrogatori, le piste sbagliate. Il giallo classico, raccontato giorno per giorno come in un diario.
Un’ombra di mistero
Sogni premonitori, simboli, enigmi e messaggi anonimi: qualcosa sfugge sempre alla pura logica, senza mai tradire la realtà.
La mente umana
Colpa, ossessione, vendetta, amore. Più del “chi è stato” conta il perché.
Luoghi che esistono
Bergamo, le sue valli e i suoi dintorni, descritti da chi li conosce da sempre.
Cultura e tavola
Musica barocca, arte, letture, buona cucina e buon vino: le pause in cui i personaggi respirano, e il lettore con loro.
Personaggi che crescono
Ogni libro è un caso chiuso e si legge da solo, ma Vegani, Renata e la squadra cambiano da una storia all’altra. Leggerli in ordine è un piacere in più.
Vegani, libro dopo libro
I
Lo conosciamo a quarant’anni, già commissario. Un nemico che lo sfida per lettera e i primi sogni che lo tormentano lo costringono a fare i conti con il proprio passato.
II
L’uomo dei fatti incontra una medium. Ne ride, poi qualcosa lo turba: è il libro in cui comincia ad accettare il suo strano «dono».
III
Ormai non più scettico, si lascia guidare dai sogni. Un caso che lo porta al limite delle regole e che si chiude lasciandogli addosso molte domande.
IV
Lontano da Bergamo, in Sicilia, tra musica, arte e scienza. Il viaggio mette alla prova anche il suo legame con Renata.
V
Questa volta il caso è personale: qualcuno che lo conosce bene lo costringe a giocare. Il libro più intimo della serie, e una svolta per Ennio e Renata.